Quando si parla di droga spesso si pensa a qualcosa che succede altrove, a qualcun altro, a vite che non ci somigliano.
Troppo spesso il tema delle dipendenze viene relegato a una narrazione distante, quasi rassicurante: succede agli altri, a chi vive in contesti difficili, a chi “non ha alternative”, a chi sbaglia strada.
È una distanza comoda, che ci protegge…
…ma è anche una distanza falsa!
Oggi gli studenti dell’I.I.S. “Pietro Domina” hanno avuto un incontro formativo con esperti che hanno parlato loro di crack e di dipendenze.
Non hanno portato numeri o fredde statistiche, hanno portato storie vere.
Il crack non chiede chi sei, da dove vieni o che voti prendi a scuola, entra spesso in silenzio, approfittando di una fragilità che non sempre si vede, di una solitudine, una ferita o dal semplice bisogno di sentirsi accettati.
Ed è per questo che parlarne a scuola è fondamentale.
Negli ultimi anni il crack si è diffuso in modo sempre più rapido, soprattutto tra i giovani.
Il crack è una sostanza derivata dalla cocaina che viene fumata, l’effetto è molto intenso ma dura pochissimo ed è proprio questo il suo pericolo maggiore.
Subito dopo l’assunzione nasce un desiderio incontrollabile di assumerne ancora, la mente si concentra solo su quello, tutto il resto passa in secondo piano: relazioni, scuola, famiglia, progetti, perfino il proprio corpo.
La dipendenza è rapidissima e spesso devastante.
Incontri come quello di oggi hanno un valore che va oltre l’informazione, servono a scardinare l’idea che la dipendenza sia una colpa o una deviazione individuale, e a restituirle la sua vera natura; una questione sociale che ci riguarda tutti: studenti, insegnanti, famiglie.
Perché la scuola rimane uno dei pochi luoghi in cui si può ancora imparare a riconoscere i segnali, a dare un nome alle paure e a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.
La prevenzione non nasce dalla paura ma dalla conoscenza e dall’ascolto;
Per affrontare una realtà così complessa però, non bastano divieti o messaggi superficiali, serve informazione ma soprattutto ascolto.
Per questo oggi il contrasto alle dipendenze si basa sempre più su team multidisciplinari (medici, psicologi, operatori sociali ed educatori) che lavorano insieme per prendersi cura della persona, non solo del problema.
In questo contesto si inseriscono i servizi detti a bassa soglia, unità mobili che non aspettano che le persone chiedano aiuto, ma vanno direttamente nei luoghi dove il disagio è più presente: strade, piazze, quartieri difficili, zone di aggregazione.
Spesso si tratta di camper attrezzati o mezzi mobili gestiti da team multidisciplinari composti da operatori sanitari, psicologi, educatori e assistenti sociali.
Non sono ambulanze e non sono luoghi di cura “classici”: sono punti di primo contatto, pensati per accogliere senza giudicare.
Ecco perchè parlarne a scuola è fondamentale, perché aiuta a capire che chiedere aiuto è sempre possibile, in forme diverse, e che esistono servizi pensati proprio per intercettare il disagio prima che diventi irreversibile.
La vera forza non è farcela da soli, ma sapere quando tendere una mano o accettarla,
perché chiedere aiuto non è mai una debolezza.
E una comunità che ha il coraggio di parlarne è già una comunità che prova a proteggere i propri ragazzi.
Forse la lezione più importante di questo incontro è proprio questa:
nessuno è immune, ma nessuno è da solo.
PER SAPERNE DI PIU’
A Palermo, il consumo di crack sta dilagando tra gli adolescenti
Filorosso Revolution -RaiPlay
Puntata del 03/09/2024

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